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Siria, ad Hama oltre 100 morti. L'appello della comunità internazionale

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Ieri la città di Hama, in Siria, è stata letteralmente messa a ferro e fuoco dai militari. Quella che è stata una delle giornate più sanguinose degli ultimi cinque mesi di rivolte nel Paese ha fatto registrare oltre cento morti. In questa tragica atmosfera è iniziato oggi per i siriani il Ramadan.

Massacro in Siria, oltre 100 morti tra i civili - il video

E sempre oggi, i governi di Gran Bretagna, Germania, Russia e Turchia si sono uniti a quelli di altri Paesi occidentali, tra cui Stati Uniti e Italia, per chiedere la cessazione immediata delle violenze sui civili. A quanto pare la Gran Bretagna non esclude un'intervento militare, come quello in Libia, per fermare la sanguinosa repressione in Siria ad opera del regime di Bashar el Assad. Fino ad ora i Paese occidentali avevano escluso tale ipotesi, ma oggi il ministro degli Esteri britannico Wiliam Hague ha detto che non si tratta di una remota possibilità.

Alla Bbc, Hague ha affermato che contro il regime siriano la Gran Bretagna vuole ulteriori sanzioni e una più forte pressione internazionale. Il ministro degli Esteri britannico ha poi spiegato che l'aumento della pressione su Damasco per essere efficace non deve limitarsi alle nazioni occidentali, ma deve includere i Paesi arabi, tra cui la Turchia. Hague ha poi fatto sapere che per quanto riguarda l'ipotesi di un intervento militare andrebbe ricercato, come con la risoluzione 1973 sulla Libia, il via libera dell'Onu.

La Nato però ci va con i piedi di piombo e ha risposto con un 'no'. Intervistato dal quotidiano francese di Montpellier Midi Libre, il segretario generale dell'Alleanza Anders Fogh Rasmussen ha spiegato che a differenza della Libia in Siria non ci sono le condizioni per un intervento armato della Nato. Rasmussen ha quindi detto: 'In Libia non solo conduciamo un'operazione su un chiaro mandato dell'Onu, ma abbiamo anche il sostegno dei Paesi vicini. Queste sono due condizioni che non sussistono in Siria anche se ovviamente condanno le violenze nel Paese'. Nel frattempo la comunità internazionale si sta facendo sempre più compatta nel richiedere l'immediata cessazione delle violenze sui civili operate dal presidente siriano Bashar el Assad.

Ieri il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini ha condannato l''ulteriore orribile atto di repressione violenta contro i manifestanti che protestano da giorni in maniera pacifica'.

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