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Sondaggi elettorali 2013: M5S cala, Berlusconi vola e sorpassa il Pd

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Come voterebbero gli italiani oggi? A 45 giorni dalle ultime elezioni, con un Senato senza maggioranza e dunque con un Paese senza un governo, i sondaggi elettorali post-voto ci restituiscono un quadro altrettanto frammentato rispetto a quello uscito dalle urne, ma con una certezza: la coerenza granitica del Movimento 5 Stelle nel rifiutare ogni soluzione per far partire il governo non paga in termini di consenso, mentre il Pd recupera qualche punto percentuale. A beneficiare dello stallo attuale, però, è il Pdl di Silvio Berlusconi che ha sfiorato la vittoria alle ultime politiche e sembra aver effettuato il sorpasso nelle ultime intenzioni di voto.

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I sondaggisti sono concordi nel descrivere uno scenario di vittoria per il centrodestra: secondo i sondaggi elettorali dell'istituto Tecnè per SkyTg24, se si tornasse oggi al voto la coalizione guidata da Silvio Berlusconi otterrebbe la maggioranza sia alla Camera dei deputati che al Senato della Repubblica, anche se nell'ultimo caso trattasi ancora una volta di una maggioranza relativa e non assoluta (in sostanza, un rovesciamento delle parti rispetto alla vittoria di misura del Pd). Sicuramente in calo è il Movimento 5 Stelle, così come il terzo polo di Mario Monti, mentre nel complesso sia centrodestra che centrosinistra hanno recuperato punti nelle ultime settimane. Se si tornasse al voto oggi, secondo i sondaggi di Sky, la coalizione Pdl-Lega otterrebbe il 33,3% alla Camera, contro 31,4% di Pd-Sel. Il Movimento 5 Stelle perderebbe circa 2 punti percentuali, attestandosi al 23,8% (alle scorse elezioni era il secondo partito più votato alla Camera con il 25,6%). Débacle clamorosa per il terzo polo di Mario Monti, ridotto all'8,6%, in perdita del 2% dei rispetto alle elezioni politiche

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Anche i sondaggi dell'istituto Ispo, diretto da Renato Mannheimer, per il Corriere della Sera confermano il sorpasso berlusconiano e la timida risalita del Pd, così come il calo del Movimento di Grillo e il crollo di Monti. La coalizione di centrodestra, nelle intenzioni di voto del campione, ottiene il 31,7% dei consensi, guadagnando dunque 2,5 punti rispetto al risultato delle ultime consultazioni. Anche il centrosinistra recupera, ma resta fermo al 31,4% (+1,8%). A soffrire di più in questo scenario è il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che perde terreno rispetto allo straordinario successo di febbraio, con un calo di quasi 2 punti (dal 25,6% al 23,7%). Resta indietro anche la coalizione di Monti, già penalizzata dal risultato elettorale al di sotto delle aspettative: Scelta civica oggi è data all'8,7%, anche in questo caso con un calo di quasi 2 punti rispetto al 24 e 25 febbraio scorsi. Tra i singoli partiti, il Pd è ancora primo partito alla Camera con il 28,6% dei consensi, seguito dal Pdl al 24,5% e dal M5S al 23,7%, con Scelta Civica crollato al 6,5%.

Uno spostamento di pesi che Mannheimer individua nel flusso di ritorno dei voti dal Movimento 5 Stelle ai partiti tradizionali: "Una larga quota dei consensi persi dal M5S è andata a favore dei partiti maggiori: il Pdl e, specialmente, il Pd. In qualche modo, parrebbe che un segmento dei voti 'in libera uscita' giunti a Grillo, motivati spesso dalla protesta, stiano, sulla base dell’esperienza di queste settimane, tornando ai partiti di origine (...) i voti dati a Grillo e tornati oggi al Pd costituiscono l'8% del seguito attuale del partito di Bersani. In misura però nettamente minore, a Scelta civica di Monti (analogamente, i voti dati a Monti oggi passati al Pd rappresentano il 4% dell'elettorato di quest'ultimo)".

Altro sondaggio, diverso primato: secondo le rilevazioni dell'Istituto Swg in esclusiva per Agorà, il programma di approfondimento politico di Rai3, il primo partito nelle intenzioni di voto attualmente sarebbe il Pdl di Silvio Berlusconi al 26,9%, seguito con uno scarto ridottissimo dal Pd con il 26,8%. In perdita il Movimento 5 Stelle, fermo al 24%.

In generale, secondo Mannheimer, l'elettorato appare poco favorevole alla prospettiva di nuove elezioni e preferirebbe la formazione di un governo, pur dividendosi tra chi chiede una 'grande coalizione' e chi spera ancora nell'improbabile accordo Pd-M5S. Anche le aspettative sulla possibilità che il nuovo presidente della Repubblica riesca a sciogliere il nodo della formazione di governo sono scarse: l'opzione più probabile, secondo l'elettorato, è un ritorno al voto in tempi brevi.

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