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Spending review, si parte dagli statali: via 10mila

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Giornata cruciale, oggi, per la spending review (ovvero riduzione della spesa pubblica): dopo che ieri il commissario Enrico Bondi si è presentato a Palazzo Chigi con una segretissima chiavetta USB - a quanto pare non voleva correre rischi a spedire per posta elettronica il suo piano di tagli - e che i ministri e il Premier ne hanno discusso a lungo, in mattinata ci sarà l'incontro di Mario Monti con le parti sociali e le autonomie locali. E si preannuncia una battaglia.

Sul tavolo c'è infatti il taglio di 10 mila statali. Da quello che è trapelato in queste ore, non si tratterà di licenziamenti di massa, bensì di una serie di interventi volti a sfoltire in maniera decisa il settore sul medio e lungo periodo, bloccando nuove assunzioni con la cancellazione di ruoli, utilizzando la mobilità e agevolando pensionamenti anticipati, quest'ultimo provvedimento in deroga alla riforma Fornero. Sono previsti anche tagli sui buoni pasto, mentre non dovrebbe essere toccata la tredicesima.

Una serie di proposte che hanno incontrato l'ostracismo compatto dei sindacati. Susanna Camusso della Cgil, infatti, dice che gli statali hanno già pagato il loro pesante dazio alla crisi vedendosi bloccare i contratti per tre anni e 'invita' il governo a "incidere su un miliardo e mezzo di consulenze e società costituite dalle amministrazioni spesso per garantire solo posti di potere ad alcuni" e dello stesso avviso è Raffaele Bonanni (Cisl), che afferma: "Se si fanno tagli con criterio va bene e noi lo sosterremo. Altrimenti, se si faranno tagli tanto per farli, si faranno solo più guai".

Lo spettro di "forme di lotta dura" e dello sciopero a oltranza è dunque dietro l'angolo, dal momento che le parti sociali non sembrano intenzionate ad accettare un piano di tagli "in cui gli unici a pagare sarebbero i più deboli", come afferma Luigi Angeletti della Uil. La deroga alla riforma Fornero, infatti, come rovescio della medaglia avrebbe il blocco dei TFR fino al compimento dell'età pensionabile, mentre la mobilità - attuabile fin da subito in base alla Legge di stabilità approvata nel 2011 - significherebbe per i lavoratori coinvolti un'indennità pari all'80% dello "stipendio e dell'indennità integrativa speciale" (che per i sindacati, al netto, sarebbe il 60% della busta paga) e permetterebbe il licenziamento dopo 24 mesi senza opportunità di ricollocazione.

E se i sindacati sono sugli scudi, non diversa è la posizione del Premier, che ha dichiarato: "Se per decenni si indulge ad assecondare un superficiale 'tiriamo a campare' e a iniettare nella mente dei cittadini la sensazione che un Paese con mille risorse, compreso l'estro, possa non affrontare i seri problemi che altre nazioni hanno preso di petto, forse deve venire il momento in cui si affrontano i problemi".

E in quest'ottica, non saranno solo i lavoratori statali a contribuire al risanamento delle esangui casse dello stato. La scure del governo, infatti, si abbatterà anche su Giustizia e Sanità. Nel primo caso è allo studio un progetto di cancellazioni e accorpamenti di uffici che riguarderà oltre 280 unità su tutto il territorio nazionale, tra tribunali, procure e sezioni distaccate, mentre nel secondo si parla della chiusura di enti e della riduzione del tetto della spesa farmaceutica e per beni e servizi per un risparmio stimato di 8.5 miliardi di euro in tre anni. Per quanto riguarda la 'casta', infine, sono in arrivo (dietro suggerimento di Bondi) anche il taglio delle auto blu e dei consigli di amministrazione delle società partecipate, oltre (forse) a un accorpamento delle Province.

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