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Stato-mafia: Panorama svela il contenuto delle intercettazioni di Napolitano

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Le telefonate tra Giorgio Napolitano e Nicola Mancino, finite al centro dell'inchiesta dei magistrati di Palermo sulla trattativa Stato-mafia, potrebbero non essere più segrete: il settimanale Panorama annuncia un'esclusiva ricostruzione del loro contenuto pubblicata nel numero in edicola giovedì 30 agosto. E gli argomenti trattati sarebbero piuttosto imbarazzanti.

Stando alle anticipazioni clamorose di Panorama, il Presidente si sarebbe lanciato in giudizi sferzanti su alcuni esponenti politici di primo piano come Silvio Berlusconi e Antonio Di Pietro. Ma quelli destinati a far rumore sono i commenti taglienti su parte della magistratura inquirente di Palermo, forse proprio i pm che indagano sulla presunta trattativa negli anni delle stragi, come Antonio Ingroia.

Le telefonate tra il Presidente della Repubblica e l'ex Ministro dell'Interno (di cui è stato chiesto il rinvio a giudizio per falsa testimonianza) hanno scatenato il dibattito pubblico intorno al tema delle intercettazioni che indirettamente hanno coinvolto il Quirinale e sulle quali è stato sollevato il conflitto di attribuzione contro la Procura di Palermo. Una quetione che nelle ultime settimane è sfociata in una grande rissa mediatica tra forze politiche e del giornalismo, che si sono schierate su fronti opposti in difesa dei pm o delle prerogative del Presidente.

Ora a fomentare lo scontro arrivano le rivelazioni di Panorama, in parte confermate da uno dei protagonisti della vicenda. Nella stessa giornata in cui è stato annunciato il contenuto delle intercettazioni è intervenuto sull'argomento anche Antonio Di Pietro, commentando su Radio 24 le prime indiscrezioni sulle telefonate del Presidente: "Probabilmente Napolitano si sarà lasciato scappare qualche parolaccia di troppo nei confronti dei magistrati di Palermo e questo, detto dal presidente del Csm, non appare opportuno". Un giudizio netto, come quelli espressi negli ultimi giorni dal leader dell'Italia dei Valori, che ha accusato il Colle di tradimento della Costituzione, alludendo al tentativo della prima carica dello Stato di oscurare la verità sulla trattativa attraverso il ricorso alla Corte Costituzionale.

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Una mossa che presenta un tempismo sospetto e le cui motivazioni, secondo di Pietro, non hanno nulla a che vedere con il rispetto delle procedure: "La procura di Palermo ha gia' detto che non c'è niente di rilevante per quanto riguarda le espressioni riferite dal Capo dello Stato. Quindi lui non ha nulla sul piano tecnico e giuridico da temere. Lo avrà fatto per delle ragioni sue personali. Aveva mille altri occasioni per ricorrere. In 7 anni ci sono state altre telefonate in cui si sente la sua voce, proprio adesso e su un fatto così delicato che riguarda una trattativa Stato-mafia interviene?".

L'ex pm ha invitato il Capo dello Stato a ritirare il ricorso alla Consulta e a promuovere in Parlamento un dibattito che porti all'approvazione di una legge: "Le Camere si assumano la responsabilità di prendere una decisone trasparente - ha dichiarato Di Pietro - di colmare un vuoto legislativo su cosa fare delle telefonate del Capo dello Stato nel caso venga indirettamente intercettato e queste non hanno rilevanza".

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