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Stefano Fassina si dimette dal governo per l'ironia di Matteo Renzi. Il segretario: "Pd non mette in crisi Letta"

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di Claudia Gagliardi

Solo poche ore prima il viceministro dell’Economia Stefano Fassina aveva chiesto con forza un rimpasto di governo dopo la vittoria di Matteo Renzi alle primarie del Pd. Poi, intorno alle 19 di sabato 4 gennaio, ha presentato al premier Enrico Letta le proprie "dimissioni irrevocabili", secondo quanto ha riferito all’agenzia Ansa.

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In un’intervista rilasciata al quotidiano Repubblica, l'ex responsabile economico del Pd aveva definito "naturale, direi doveroso che la nuova segreteria guidata da Renzi, che ha vinto in modo forte il congresso, segni l’agenda di governo". Un auspicio che Fassina aveva lanciato in vista della prossima direzione del Pd, in calendario il 16 gennaio. Un modo per ancorare le responsabilità di Renzi alle sorti delle larghe intese.

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Sulle parole del viceministro, Matteo Renzi ha ironizzato durante una conferenza stampa nel pomeriggio. A una domanda diretta su Fassina, il neosegretario del Pd ha risposto "Fassina chi?". Immediata la reazione del collega di partito. Le parole di Renzi segnano la rottura definitiva col governo: "Le parole del segretario Renzi su di me confermano la valutazione politica che ho proposto in questi giorni: la delegazione del Pd al governo va resa coerente con il risultato congressuale. Non c’è nulla di personale. È questione politica. È un dovere lasciare per chi, come me, ha sostenuto un’altra posizione".

Per questo Stefano Fassina, che al Congresso del Pd aveva appoggiato la mozione del dalemiano Gianni Cuperlo, ha presentato le sue "dimissioni irrevocabili" a Letta. L'ennesima tegola per il governo, che però non è a rischio, ha assicurato Matteo Renzi: "Nessuno sta mettendo in discussione l'esistenza del governo, anzi: mette in difficoltà il governo chi lo vuole far stare fermo. Lo aiuta chi lo sprona a risolvere i problemi italiani" ha detto in conferenza stampa presentando la sua agenda per il governo dopo la riunione della segreteria Pd a Firenze.

Il segretario del Pd è tornato sulla questione della legge elettorale dopo le proposte messe sul piatto qualche giorno fa, punto centrale della prima segreteria in trasferta a Firenze: "Il tema chiave della segreteria del Pd è stato quello della legge elettorale. In tre giorni abbiamo fatto più passi avanti che in tre anni. Adesso si tratta di partire con la procedura parlamentare. Poi dovremo andare avanti con le riforme istituzionali e costituzionali". Renzi si spinge anche ad ipotizzare la tempistica per l'apertura della discussione in Aula: "La prossima settimana tiriamo su la rete e tentiamo di chiudere". Sulle altre proposte del Pd a guida Renzi, c'è poi quella delle delle unioni civili, su cui è in atto uno scontro con il Nuovo centrodestra di Angelino Alfano: "Se l'unico problema di Alfano e Giovanardi sulle nostre proposte sono le unioni civili ci va di lusso - ha ironizzato Renzi - Trovo invece discutibile che si possa obiettare mettendo in mezzo la famiglia: che cosa hanno fatto i governi Alfano-Giovanardi per la famiglia? Hanno azzerato il fondo per la famiglia. Se la famiglia è una cosa seria bisogna essere coerenti".

Infine, Matteo Renzi ha riservato anche una stoccata al Movimento 5 Stelle e alle loro accuse di abusivismo all'attuale Parlamento, in nome delle quali rifiutano qualsiasi confronto con le altre forze politiche: "Se vale il principio che il Parlamento è abusivo i primi abusivi sono i suoi, allora rinunci ai propri parlamentare e alle loro indennità. Il tema è invece che urge la riforma elettorale proprio per evitare di ritrovarci con un Parlamento di questo tipo".

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