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Stefano Rodotà a Otto e mezzo sulla corsa al Quirinale: "Prodi mi chiamò, io ero disposto a ritirarmi"

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Larghe intese, berlusconismo, Movimento 5 Stelle, Notav, Costituzione e democrazia: di questo ed altro si è parlato ad Otto e mezzo con Stefano Rodotà, il giurista e costituzionalista che lo scorso aprile era stato votato dai parlamentari grillini alla presidenza della Repubblica. Un'intervista ampia sui temi dell'attualità, con Lilli Gruber e l'editorialista del Corriere della Sera Massimo Franco.

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E' severo il giudizio di Stefano Rodotà sulla prosecuzione delle larghe intese: il governo ha superato la crisi, ma non vi è traccia di discontinuità col passato dopo la conferma della fiducia a Letta, tanto che ancora oggi si continua a dibattere di riforma dell'Imu con due posizioni contrappposte tra Pd e Pdl. E poi, se è vero che "il segretario del Pd ha detto che rischiamo di rimanere nel pantano, vuol dire che non ne siamo davvero usciti". Così come non siamo usciti dal berlusconismo: il leader del centrodestra ,vicino alla decadenza dopo la condanna in via definitiva per frode fiscale e costretto a fare i conti con un partito che non obbesdisce ciecamente come una volta, ha davvero esaurito il suo potenziale politico?

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Stefano Rodotà non ne è convinto. Con la decadenza di Berlusconi non è detto che si chiuda un ventennio, visto che il Cavaliere è ancora in grado di catalizzare consensi: "Altre volte mi sono trovato a dire che l’era berlusconiana è finita. Berlusconi è stato dato per finito almeno due volte: quando cadde il primo governo e tutti pensavano che Fini avrebbe raccolto la sua eredità, salvo poi essere salvato dalla Bicamerale, e la seconda volta quando c’è stato il governo Monti". In entrambi i casi, però, Berlusconi è stato in grado di tornare sulla scena politica conquistando una rappresentanza parlamentare per il suo partito. Da parte sua, il Pd continua a faticare per trovare una leadership che sia forte nei contenuti e si perde in una lotta sui singoli nomi, per non parlare del fatto che non riesce ad influire sull'esecutivo tanto quanto il Pdl: "Le promesse elettorali del Pd non sono entrate nell'agenda di governo, quelle di Berlusconi sì".

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Immancabile la questione della candidatura alla Presidenza della Repubblica da parte del Movimento 5 Stelle: Rodotà spiega di non essersi mai sentito "strumentalizzato nè usato" dai grillini per dividere le forze politiche. La prima volta in cui ha sentito parlare di una sua candidatura al Colle è stato durante un'intervista con la giornalista del Fatto Quotidiano Silvia Truzzi, poi è arrivata l'investitura accettata di buon grado con la speranza che potesse servire davvero a dare il via al cosiddetto "governo del cambiamento", che però non è stato possibile costruire per una evidente "incapacità di dialogare" tra Movimento 5 Stelle e Pd. "Quando sono stato candidato ci credevo molto poco" ha confessato Rodotà, che ha comunque sperato di poter essere "utile ad evitare la situazione che poi si è verificata". Dopo le polemiche con i 5 Stelle e con Grillo scaturite da una sua intervista critica sul Movimento rilasciata al Corriere della Sera, Rodotà ammette di essere "cercato molto di meno" dai rappresentanti grillini, ma d'altronde ricorda di essere "un signore che si occupa dela cosa pubblica, che sta nello spazio pubblico e cerca di comportarsi di conseguenza (...) non sono vendicativo nè permaloso". Il Movimento 5 Stelle, con tutte le sue criticità che Rodotà non ha mai evitato di sottolineare, è stato comunque una realtà politica con cui confrontarsi: "Io li avevo presi sul serio" ha dichiarato il giurista.

Rodotà ha ricostruito anche i giorni che hanno portato alla rielezione di Napolitano dopo il fallimento della candidatura di Prodi, tornati d'attualità con la pubblicazione dell'instant book I tre giorni che sconvolsero il Pd, di Sandra Zampa. Rodotà spiega che l'ex premier Romano Prodi ai tempi fu l'unico a chiamarlo dicendo di essere "dispiaciuto che fossimo in conflitto". Rodotà rispose che non c'era alcun conflitto e che aveva firmato di fronte ai capigruppo del Movimento 5 Stelle la sua immediata disponibilità al ritiro della candidatura qualora i parlamentari avessero preso in considerazione soluzioni diverse."Quella telefonata mi ha dimostrato di quale spessore politico fosse Prodi rispetto agli altri" ha raccontato Rodotà, smentendo la ricostruzione di Sandra Zampa secondo la quale il Pfofessore avrebbe lasciato intendere a Prodi che non si sarebbe ritirato dalla corsa al Quirinale se non di fronte ad un'esplicita retromarcia dei pentastellati.

Rodotà si è espresso anche sulla Costituzione, condividendo in sostanza la protesta del Movimento 5 Stelle in difesa dell'articolo 138 contro il ddl di modifica presentato in Parlamento: "Per riformare la Costituzione non c'è bisogno di manomettere la regola del gioco" ha spiegato il giurista, ricordando che nel referendum del 2006 le modifiche della Costituzione oprate dal governo Berlusconi sono state bocciate da 16 milioni di cittadini. Infine, l'opinione sulle proteste No-Tav, dopo l'interpretazione distorta delle sue parole che ha scatenato un caso politico solo qualche settimana fa: "Bruciare i camion in Val di Susa mi ha ricordato quando ero un deputato eletto in Calabria, dove era la mafia a fare certe cose. La democrazia non si fa con la violenza, basta ricordare le battaglie di Don Ciotti, o della Fiom, che hanno vinto davanti ai tribunali". E proprio con la Fiom il professor Rodotà sarà in piazza il 12 ottobre in una manifestazione a Roma in difesa della Costituzione.

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