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Stefano Rodotà candidato alla Presidenza della Repubblica M5S. Grillo: "Ha accettato, lo voteremo"

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Il Movimento 5 Stelle ha ufficializzato il suo candidato alla Presidenza della Repubblica. Dopo che Milena Gabanelli ha declinato l'invito e Gino Strada ha ribadito la sua intenzione di rifiutare la designazione a candidato al Quirinale, la scelta del Movimento 5 Stelle è ricaduta dunque sul giurista Stefano Rodotà, terzo classificato nelle preferenze espresse con le Quirinarie online.

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Sarà l'ex Garante della Privacy, classe 1933, il candidato che deputati e senatori del Movimento 5 Stelle voteranno nella riunione del Parlamento in seduta comune per l'elezione a Capo dello Stato. L'annuncio è arrivato da Beppe Grillo via Twitter: "Dopo la rinuncia di Milena Gabanelli e Gino Strada ho chiamato Rodotà che ha accettato di candidarsi e che sarà il candidato votato dal M5S".Il leader ha contattato Rodotà dopo che Milena Gabanelli ha dichiarato la sua rinuncia alla candidatura: "Io sono una giornalista, e solo attraverso il mio lavoro – che amo profondamente – provo a cambiare le cose, ad agire in prima persona, appunto" ha spiegato in un lungo ed accorato comunicato stampa. Anche Gino Strada si è fatto da parte, proprio in vista del passaggio di testimone a Rodotà: "Personalmente sono convinto che ci sia la grande occasione, oggi, di portare al Colle una persona che crede, rispetta e difende la Costituzione come Stefano Rodotà. Lo conosco, e so che con lui i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione potrebbero tornare ad essere il centro della vita pubblica di questo Paese", ha detto il fondatore di Emergency.

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Docente di giurisprudenza, ex radicale ed ex simpatizzante del Pci, Stefano Rodotà è il nome da più parti invocato per competenza ed indipendenza. Un candidato molto più vicino al centrosinistra di quanto non sembri: è stato il primo presidente del Pds ed anche il primo Presidente dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali, nonchè componente del Gruppo europeo per l'etica delle scienze e delle nuove tecnologie. E' tra gli autori della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione europea.

Esperto ed innovatore insieme: profondo conoscitore del diritto, appassionato studioso dei nuovi media, il suo nome è considerato dagli iscritti 5 Stelle, ma anche da gran parte dell'elettorato del centrosinistra, la giusta sintesi tra esperienza e modernità. Nonostante la sua storia parlamentare, è riconosciuto come una candidato profondamente autorevole ed indipendente.

Beppe Grillo è convinto che sul nome di Rodotà si possa trovare un'ampia maggioranza in Parlamento: durante il suo tour elettorale in Friuli, il leader ha ribadito che il giurista "metterà d'accordo tutto e tutti". A chi tra i presenti gli ha fatto notare che anche Rodotà è inetà piuttosto avanzata, Grillo ha risposto: "Sì è vecchio, ma non ha mai fatto inciuci". La sfida al Pd è aperta: se ci sarà una convergenza tra centrosinistra e Movimento 5 Stelle, si potrà pensare ad una collaborazione per la formazione del governo. Ma le chance sono poche, come ha paventato poco prima dell'anuncio lo stesso Beppe Grillo, convinto che l'inciucio sia già stato deciso: "Sono stati scelti in particolare due nomi: D’Alema e Amato. Due personaggi di garanzia giudiziaria al posto di una figura di garanzia istituzionale. Il presidente della Repubblica è il capo del Consiglio Superiore della Magistratura, la influenza, può indirizzarne il comportamento. Berlusconi vuole un garante per i suoi processi. D’Alema, il principe dell’inciucio, e Amato, l’ex tesoriere di Craxi sono candidati ideali (...) un loro settennato consegnerà l’Italia alla dissoluzione non solo economica, ma anche come Stato unitario".

La tesi trova conferma nel fatto che dalle parti di Largo del Nazareno si starebbe ancora cercando l'accordo col Pdl. Le indiscrezioni sono contrastanti: secondo l'agenzia Agi i due partiti sarebbero vicini all'intesa e pronti a convergere su un nome gradito anche a Scelta Civica. Fonti parlamentari escludono la convergenza sui personaggi già citati (Giuliano Amato, Massimo D'Alema, Franco Marini), a favore di una personalità che si preferisce non svelare: forse un candidato meno vicino ai partiti, come Sabino Cassese. Secondo altri Bersani avrebbe contattato telefonicamente Berlusconi proponendo una lista di candidati, in cui svettano proprio Amato, D'Alema e Marini. Nomi su cui il Pdl starebbe riflettendo.

Intanto, a pungolare il Pd c'è l'alleato Sinistra Ecologia e Libertà. Nichi Vendola l'aveva dichiarato già domenica, ospite di Lucia Annunziata a In mezz'ora: "Dobbiano utilizzare il metodo Boldrini anche al Quirinale", ovvero eleggere una personalità autorevole e non identificata con la Casta. E così oggi rompe gli indugi e convoca i cronisti in Sala stampa a Montecitorio, per quello che sembra a tutti gli effetti un endorsment per Rodotà: "Non ci serve un Presidente garante delle nomenclature e non garante della domanda di cambiamento (...) Sui nomi è sempre sgradevole una discussione che precipita sulle biografie delle persone perchè quelle di cui si parla hanno una statura elevatissima e meritano tutte rispetto. Se lavoriamo per l'inciucio, andiamo contro gli interessi del Paese". Per Vendola, che ha sempre spinto il Pd a giocare fino all'ultima carta per trovare un accordo con il Movimento 5 Stelle, è giunto il momento di confrontarsi con la richiesta di cambiamento emersa dalle urne: "C'è un fatto nuovo con cui confrontarsi, dobbiamo cogliere il terreno avanzato che ci offre il M5S per orientare la nostra azione politica. I nomi offerti dal M5S sono una importante base di dialogo". La partita è tutta da giocare: il fischio d'inizio è fissato per giovedì 18 aprile.

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