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Stipendio parlamentari ridotto, le reazioni degli onorevoli: "Approccio demagogico"

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Il guanto l'hanno lanciato Laura Boldrini e Pietro Grasso, annunciando la riduzione del proprio stipendio del 30%, poi Beppe Grillo ha rincarato la dose, chiedendo il taglio del 50%, la rinuncia all'assegno di solidarietà e l'obbligo di giustificare ogni rimborso ricevuto, con tanto di campagna #Fatelovoi su Twitter. Ma cosa ne pensano i diretti interessati, ovvero deputati e senatori?

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Come si può immaginare, nessuno fa i salti di gioia. Ma se qualcuno abbozza, altri invece attaccano: 11.283 euro lordi al mese più benefit, infatti, di questi tempi (e non solo) sono un malloppo troppo ghiotto per vederselo portare via così, tra l'altro con il dubbio onore di essere i primi a venire 'ridimensionati'. Il 'miracolato' Antonio Razzi, per esempio, trova assurda la proposta dei 5 Stelle: "Non è che viviamo al paesino, qui si paga anche l'aria. Prima di fare queste proposte state sei mesi a Roma, poi ne riparliamo", dichiara di aver detto a un grillino, aggiungendo che dimezzarsi lo stipendio è "impossibile, a meno che non andiamo a dormire in un sacco a pelo" e che comunque lui, da parte sua, è un campione di austerità: "Io già vado a dormire in un albergo a una stella che ha appena appena il bagno".

Grillo su stipendio Boldrini-Grasso: "Non basta il 30%" e lancia #FateloVoi

E come Razzi, anche il compagno di partito Lucio Malan al pensa allo stesso modo. "Bisogna capirci: se sono cinquemila lordi con una parte esentasse, va bene. Ma così sarebbero duemila netti. Con questo approccio demagogico si arriva a dire che la paga deve essere zero", commenta il senatore a proposito del taglio del 50%, pur affermando: "Noi sosteniamo la riduzione".

Beppe Fioroni del Pd, invece, tira in ballo un altro aspetto al centro delle polemiche: il doppio incarico. "Io faccio il medico, opterei per il mio stipendio. Sempre che non cambino la legge", spiega, senza rendersi forse esattamente conto delle impllicazioni della sua dichiarazione, mentre Gianfranco Rotondi, ex ministro senza portafogli per l'Attuazione del Programma del governo Berlusconi IV, osserva con indiscutibile saggezza: "Possiamo anche dimezzarci lo stipendio, ma sarà sempre troppo poco. Dobbiamo prima riconsacrare il Parlamento, poi parliamo della retribuzione".

Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia, invece, interviene nella discussione con una proposta sua: "Chi ha delle responsabilità di governo della nazione, i parlamentari, i consiglieri regionali e gli alti burocrati dello Stato", spiega la deputata, dovrebbe prendere "uno stipendio commisurato all'andamento dei principali indicatori economici, ad esempio al tasso di disoccupazione e all'andamento del Pil", concludendo che si tratterebbe di "un altro meccanismo di responsabilità".

E mentre il dibattito continua accesissimo, gli unici tranquilli (almeno all'apparenza) sono proprio gli eletti del Movimento 5 Stelle. Così, se da un lato un giovane parlamentare campano, Angelo Tofalo, al giornalista di Repubblica che gli chiede un'opinione dice asciutto: "Ti rispondo tra un mese, quando avrò preso il primo stipendio", dall'altro il capogruppo al Senato, Vito Crimi, esulta: "La linea del M5S ha contagiato tutti. Per me è una prima grande vittoria. Non importa da chi provengano le proposte, se sono di buon senso noi le sosteniamo... quindi viva la trasparenza e la riduzione dei costi".

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