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Strage in Siria: 100 vittime tra cui 18 neonati

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E' dalla fine di Novembre 2011 che il regime siriano prosegue senza sosta la sua sanguinaria "azione anti-terrorismo" nella regione centrale di Homs, a Zabadani (ovest di Damasco) e nella regione meridionale di Daraa, forte della protezione politica della Russia.

Sono infatti almeno 70 le persone uccise in Siria solo oggi , di cui oltre 30 a Homs. Ma la tragica conta è arrivata acirca un centinaio di vittime tra cui, a causa del taglio dell'energia elettrica, 18 neonati tenuti nelle incubatrici in un ospedale della stessa martoriata Homs. I numeri riportati provengono dai Comitati di coordinamento locali degli attivisti, interpellati dalle agenzie di stampa via Skype.

I bombardamenti con mortai e proiettili di carri armati proseguono non solo su Bab Amro (parte sud-occidentale della terza città del Paese), ma anche a Khaldiye e Bayada (nord e nord-est) e a Wadi al Arab e Waer (ovest). Testimoni locali hanno riferito della distruzione quasi totale di Bab Amro, dove tra l'altro fino a ieri erano rifugiati anche alcuni giornalisti e fotografi occidentali, tra cui un italiano, di cui non si hanno più notizie da oltre 24 ore.

I pochi testimoni sul posto che riescono a far sentire la loro voce, con telefoni satellitari o tramite Skype usando modem satellitari, denunciano la quasi assenza di pane, medicine e materiale per il primo soccorso dei feriti negli ospedali da campo allestiti nelle abitazioni. Le autorità hanno anche privato alcuni quartieri dell'acqua corrente e dell'elettricità.

L'Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus) accusa del crimine le milizie lealiste composte per lo più da alawiti, la minoranza sciita a cui appartiene la famiglia presidenziale. I media locali ufficiali danno invece poco risalto alla situazione a Homs, ma denunciano gli attentati terroristici compiuti da non meglio precisati gruppi armati contro una raffineria di petrolio, contro poliziotti e civili con un'autobomba e contro l'esercito con colpi di mortaio e lanciagranate.

Forte la presa di posizione del Presidente USA Obama, intervistato dalla Stampa: "Assieme alla comunità internazionale abbiamo chiarito che l'orrenda violenza contro il popolo siriano deve finire e che Bashar Assad deve dimettersi, cosicchè una transizione democratica possa iniziare immediatamente" [...] "La Casa Bianca non esclude un intervento umanitario unilaterale in Siria" - ha detto il portavoce, Jay Carney - "L'obiettivo dell'Amministrazione Usa per risolvere la crisi è continuare a lavorare con gli alleati e i partner".

Anche il Presidente francese Sarkozy si schiera contro il governo siriano e parla al presidente russo Medvedev: "Il capo dello Stato ha sottolineato la necessità di accentuare la pressione sul regime siriano affinchè cessi la repressione brutale contro il popolo siriano e affinchè quest'ultimo possa finalmente realizzare le sue aspirazioni di libertà e democrazia" [...] "Nonostante le divergenze Sarkozy, ha auspicato che la Russia fornisca il suo pieno sostegno al piano della Lega araba per convincere il presidente siriano Bashar Al-Assad ad uscire di scena, evitando così una guerra civile che minaccerebbe l'integrità della Siria e la stabilità di tutta la regione, e consentire una transizione politica ordinata".

Immediata, cauta e a tratti minacciosa la risposta di Medvedev: "I partner della Russia evitino di assumere, per risolvere la crisi in Siria, misure unilaterali precipitose, in particolare in ambito Onu". Il presidente russo ha poi aggiornato il presidente francese Sarkozy dei colloqui a Damasco tra il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e il presidente siriano Bachar al Assad.

La primavera araba sembra essere arrivata anche in Siria quindi. Riusciranno Obama e i governi Onu a dare lo spintone definitivo al presidente siriano Bashar Al-Assad e, soprattutto, a convincere la Russia di Medveded a cambiare posizione?

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