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Tavaroli: "Ecco gli ordini di Tronchetti"

"Creare una rete di protezione personale intorno a Tronchetti e di sicurezza per l'azienda, rimuovere le inimicizie preconcette, le ostilità, il malanimo, le presunte incompatibilità. Non è sempre affare per deboli di stomaco". Così, Giuliano Tavaroli ha descritto a "Repubblica" il suo ruolo all'interno di Telecom.

I rapporti con Giulio Tremonti: "Buora mi dice che Giulio Tremonti, soffia ai banchieri, in ogni occasione, che Telecom è prossima al fallimento. Parole del genere, da una fonte così autorevole, sono una catastrofe. Decido di mettermi in contatto con il capo della sua segreteria, un ufficiale della Guardia di Finanza, Marco Milanese. Contattare Milanese, proprio lui e non altri, è un modo per dire a Tremonti: conosco i tuoi metodi, conosco il tuo sistema, chi lo agisce e interpreta, da dove possono venirti le informazioni, vere o false, che possono danneggiare la mia azienda. Tronchetti e Tremonti si incontrano. Nessuno parlerà più di fallimento con i banchieri".

"Gente come Letta, Bisignani, Cossiga, Scaroni, Elia Valori, Pollari, Speciale, Corigliano" racconta ancora Tavaroli "sono quelli che chiamo massoni. Fanno parte di un "network eversivo". Si accorgono del mio lavoro in Telecom. Lo avvertono come una minaccia. Nel 2004 fonti della Guardia di Finanza fanno sapere in Telecom che "Tavaroli, da punto di forza, è diventato un punto di debolezza". A maggio mi convoca Tronchetti e, alla presenza di Buora, mi consiglia di accettare una aspettativa di tre mesi per far calare il polverone su di me e la società. Accetto. Quando sono pronto a rienbtrare i Carabinieri di Firenze trovano il dvd con i file illegali. Nel maggio 2006 Tronchetti Provera, alla presenza di Buora, mi chiede di dimettermi".

Nel racconto di Tavaroli c'è spazio anche per Afef e Maurizio Costanzo. "Afef si porta dietro tutte le amicizie romane del primo marito, Marco Squatriti (Andreotti, Bisignani, Letta). Forse per tenersi stretto questo giro, Tronchetti decise di retribuire Maurizio Costanzo, amico di Cesare Previti, con tre milioni di euro per costruire l'immagine di Afef. Ma, in realtà, Tronchetti vuole tenerlo buono e, nel contempo, alla larga".

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