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Teatro dell'Opera di Roma, Carla Fracci contro il sindaco Alemanno

'Vergogna, vergogna, farabutto. Per due anni non mi ha mai ricevuto'. Con queste parole l'etoile Carla Fracci si è schierata contro il sindaco di Roma Gianni Alemanno. Il fatto è avvenuto al Teatro dell'Opera di Roma dove si è svolta una kermesse musicale di protesta, che ha visto la partecipazione di coro, orchestra e corpo di ballo, contro il decreto riforma delle fondazioni liriche recentemente approvato dal Governo.

Il video dello scontro tra Carla Fracci e Gianni Alemanno

Alemanno aveva appena terminato il suo intervento e, non appena si è seduto in platea, l'ex direttrice del corpo di ballo del Teatro dell'Opera gli si è avvicinata e rossa in volto, additandolo, gli ha urlato contro: 'Vergogna, vergogna'. Più tardi la Fracci ha spiegato: 'Non è una questione personale. Per due anni gli ho chiesto un incontro che non mi ha concesso, in cui volevo parlargli non certo del suo futuro ma di quello del teatro'.

L'intervento di Alemanno in un primo momento era stato accolto con applausi. Il sindaco, infatti, era salito sul parco affermando che la lirica è una realtà che vuole difendere e che non condivide una scelta che faccia ricadere solo sui lavoratori le difficoltà della crisi. I fischi sono arrivati quando il primo cittadino, anziché del ritiro del decreto Bondi, ha parlato di 'una seria fase negoziale che permetta di modificarlo' e ha affermato che la volontà del ministro per i Beni culturali Sandro Bondi è stata quella di 'porre la questione in maniera molto dura proprio per attivare un confronto e che da qui devono partire contro-proposte per rendere più efficiente la gestione degli enti lirici'. Dopo essere stato attaccato dall'etoile, Alemanno ha affermato: 'Rispetto Carla Fracci ma credo che per il Teatro dell'Opera di Roma sia giusto voltare pagina'.

All'Adnkronos il segretario nazionale Uil Com, Fabio Benigni, ha ieri spiegato: 'Siamo qui in piazza perché vogliamo passare dalla semplice protesta alla proposta. Non abbiamo condiviso il decreto né per le caratteristiche d'urgenza, né per le motivazioni che secondo noi vanno in contrasto con l'articolo 9 della Costituzione e quindi tolgono la legittimità del Governo e della Repubblica a dare indirizzi e risorse alla cultura'.

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