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Torino, nel Cpt muore un immigrato

Hassan Nejl, nato Casablanca il 27 marzo 1970, è morto sabato alle 8 di mattina al Centro di permanenza temporanea di Torino. "Era nel suo letto con la schiuma alla bocca - hanno raccontato i ragazzi magrebini del Cpt - abbiamo urlato tutta la notte per chiamare i soccorsi, ma non è venuto nessuno. L'hanno trattato come un cane". Hassan si trovava nel Cpt da dieci giorni in seguito a un decreto di espulsione firmato dal questore di Padova. "I primi riscontri hanno stabilito che quel ragazzo è morto per una malattia - ha detto il prefetto Paolo Padoin - forse una polmonite. So che era stato visitato da un medico della Croce Rossa nel primo pomeriggio di venerdì. Se ci fossero state davvero delle omissioni di soccorso durante la notte, ma è un fatto ancora tutto da accertare, toccherà alla magistratura chiarire eventuali responsabilità". A verificare le cause del decesso sarà l'autopsia.

Gli immigrati del Cpt di Torino, aperto lunedì scorso dopo una ristrutturazione, hanno annunciato lo sciopero della fame. "Fate qualcosa per noi - hanno chiesto - dite la verità. Venite a vedere come siamo trattati. Qui siamo come in un canile, dove se abbai nessuno risponde". Negli ultimi istanti di vita del giovane Hassan gli è rimasto accanto Mohammed Alhuiri, un iracheno di 25 anni, che così ha raccontato quanto accaduto al suo compagno: "Per tutta la giornata di venerdì stava malissimo. Si lamentava. Non si reggeva in piedi. Aveva la febbre alta, mi ha persino chiesto di toccargli la fronte perché sentissi anch'io". Mohammed ha poi riferito che alle 3 Hassan è stato visitato dal medico di guardia, nell'infermeria della Croce Rossa, che gli ha dato una medicina "se ho capito bene un antibiotico, senza nemmeno verificare se potesse essere allergico. Hassan era tossicodipendente - ha aggiunto Mohammed - prendeva il metadone, aveva problemi, stava ancora male. Eppure non hanno voluto più saperne di lui. L'hanno lasciato solo. L'hanno trattato come un animale". Poi a mezzanotte e mezza la situazione si è aggravata e Mohammed ha cominciato a urlare e chiedere aiuto. "A mezzanotte e quarantacinque gridavamo tutti - ha spiegato il 25enne iracheno - dopo un po' è arrivato un addetto della Croce Rossa dicendo che fino a domani mattina non ci sarebbe stato il medico. Poi se n'è andato. Hassan si è steso sul suo letto, era caldo, stava malissimo...".

Mohammed ha poi raccontato che quando sabato mattina sono andati da Hassan, per passargli la telefonata del fratello, lo hanno trovato con gli occhi sbarrati e la bava alla bocca. Subito lo hanno portato in infermeria, ma a quel punto era troppo tardi e alle 8 di mattina il medico di guardia ne ha constatato il decesso.

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