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Tripoli: colpito bunker di Gheddafi

Oltre 2.260 raid aerei in due mesi e ieri notte un bombardamento come mai registrato prima su Tripoli sono la strategia messa in atto dalla Nato per spingere Gheddafi a capitolare. L'ultimo attacco portato alla capitale libica è stato particolarmente violento e prolungato: testimoni riferiscono che l'offensiva è iniziata già in tarda serata per andare avanti poi per quasi tutta la notte.

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Secondo quanto riportato da fonti locali, due forti esplosioni sarebbero state udite nel tardo pomeriggio vicino agli uffici della televisione di Stato e all'agenzia di stampa ufficiale Jana, mentre durante gli otto raid che sono proseguiti per oltre tre ore sarebbero stati colpiti la sede di un'agenzia di spionaggio, un edificio coloniale sede dell'alta commissione per l'infanzia - già bombardato il 30 aprile scorso - e soprattutto il bunker del raiss. Il cerchio intorno a Gheddafi si sta dunque stringendo e gli alleati non sembrano disposti ad aspettare oltre la resa del Colonnello.

I raid tuttavia non hanno sortito alcun effetto sulla posizione del leader libico, mentre una fonte ufficiale ha comunicato che nel corso dei bombardamenti notturni sarebbero rimasti feriti quattro bambini - di cui due in modo grave - e i soliti accoliti zelanti di Gheddafi hanno immediatamente portato i giornalisti occidentali a vedere i danni provocati dall'onda d'urto di un attacco contro una torre per le comunicazioni alle finestre di un vicino ospedale nel quartiere di Shariah Zawiyae, senza però permettere loro di recarsi direttamente sui luoghi delle esplosioni.

La posizione della Nato è chiara ed è stata espressa con efficacia dal suo segretario generale Anders Fogh Rasmussen, che ha dichiarato che per Gheddafi "la partita è finita: non c'è futuro per lui o per il suo regime" facendo poi immediatamente seguire alle parole i fatti: un pesante bombardamento dei depositi di armi del Colonnello a circa 30 chilometri a sud-est di Zintan - i ribelli hanno parlato di quattro lanci consecutivi - attacchi intorno a Tamina e Chantine, a est di Misurata, e quindi i raid della notte su Tripoli.

La recrudescenza degli attacchi degli alleati non sembra però avere minato la resistenza del raiss - che da un luogo imprecisato della Libia continua a portare avanti la sua battaglia - mentre ha riacceso le polemiche delle associazioni umanitarie per le numerose vittime e spinto Human Rights Watch a condannare ancora una volta come una violazione delle leggi di guerra gli attacchi indiscriminati da parte del governo nei confronti dei civili.

 (foto © LaPresse)

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