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Turchia contro Papa Francesco e Vaticano, Gentiloni: "Da Ankara parole inaccettabili"

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Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, interviene nella polemica che ha visto Ankara accusare di calunnie Papa Francesco, che ieri aveva parlato di "Genocidio degli armeni da parte della Turchia, nel 1915".

"I toni usati da Ankara sono inaccettabili" ha dichiarato Gentiloni, quest'oggi presente all'Euromed di Barcellona, la conferenza dei ministri degli Esteri dell'Unione europea e della sponda sud del Mediterraneo sulle politiche di vicinato.

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"Le parole dell'ambasciata turca presso la Santa Sede sono del tutto ingiustificate, anche perché le frasi di Papa Francesco sono più o meno le stesse che usò 15 anni fa Giovanni Paolo II, allora, però non scoppiò alcuna polemica".

E mentre c'è chi teme che la rabbia turca possa provocare una fase di impasse nelle trattive con l'Unione Europea, a usare toni diversi da Gentiloni è il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega agli affari europei, Sandro Gozi.

"Esprimo una posizione personale. Nel 1915 ci fu genocidio, ma un governo non deve utilizzare questa parola. Con la Turchia parliamo di negoziati, didemocrazia, di minoranze e diritti umani, giungere al muro contro muro serve molto a poco".

RABBIA TURCA - Dopo le parole di Papa Francesco durante la messa celebrata in occasione del centenario del martirio armeno ("Il XX secolo ha vissuto tre grandi genocidi, il primo fu quello subito nel 1915 dagli armeni"), la Turchia ha richiamato il proprio ambasciatore presso la Santa Sede.

"Quelle di Papa Francesco sono calunnie", la risposta dell'ambasciata turca in una nota "il tribunale competente non ha mai usato la parola genocidio per i fatti del 1915. Gli stesi tribunali che hanno definito 'Genocidi' gli eventi che hanno avuto luogo in Bosnia e Ruanda, che però il Pontefice nella sua dichiarazione si limita a chiamare 'omicidi di massa'".

IMPERO OTTOMANO ED ARMENI - "Le parole sono importanti", ammoniva Nanni Moretti in Palombella Rossa. Ma che li si vogliano chiamare genocidi, massacri, omicidi di massa o peperoni verdi fritti alla fermata del treno, i fatti restano.

Tra il 1894 ed il 1896, l'impero ottomano soffocò nel sangue i sentimenti indipendentisti dell'Armenia. A perdere la vita furono decine di migliaia di armeni, molti dei quali (almeno 50mila) nel pogrom seguito alla occupazione della banca ottomana di Istanbul.

Peggio andò nel 1915. Il governo dei 'giovani turchi', nel timore di una alleanza armeno-russa in chiave anti-ottomana, massacrò centinaia di migliaia di armeni. I primi rastrellamenti avvennero tra intellettuali, scrittori, parlamentari e giornalisti, nella notte fra il 23 e il 24 aprile 1915.

Molti armeni (centinaia di migliaia) persero la vita di stenti nelle deportazioni, le cosiddette 'marce della morte' che interessarono 1 milione e 200 mila persone.

Sull'argomento si legga il libro di Rafael de Nogales Méndez, all'epoca ufficiale dell'esercito ottomano, 'Quattro anni sotto la mezzaluna', in cui sono descritti i fatti di quel tragico 1915.

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