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Umberto Bossi indagato per truffa ai danni dello Stato

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Umberto Bossi è indagato dalla procura di Milano per truffa ai danni dello Stato in concorso con l'ex tesoriere Francesco Belsito. L'accusa riguarda 18 milioni di euro di rimborsi elettorali ottenuti dal partito con un rendiconto, secondo l'accusa, infedele presentato nell'agosto del 2011. Secondo i pubblici ministeri, il leader della Lega era "consapevole" delle sottrazioni.

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Umberto Bossi è indagato in qualità di legale rappresentante del partito. A chiamarlo in causa la segretaria Nadia Dagrada, che in tutti i verbali ha dichiarato che i rendiconti li firmava lui. È indagato per truffa in relazione alla distrazione dei fondi per i rimborsi elettorali utilizzati per finalità diverse da quelle del partito, ovvero allocati per i bisogni di altre persone, tra cui i figli Renzo e Riccardo che infatti rispondono di appropriazione indebita con l'aggravante del danno di rilevante entità. Ai due veniva corrisposta una "paghettà mensile di 5000 euro ciascuno". L'ex tesoriere Francesco Belsito è indagato con Bossi per truffa, ma risponde, a differenza del senatore, anche di appropriazione indebita.

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IL TROTA, IN VACANZA IN MAROCCO, REPLICA:
Interpellato telefonicamente, Renzo Bossi ha detto di non voler commentare nei contenuti quanto gli verrebbe contestato nell'informazione di garanzia dalla Procura di Milano che indaga sui conti della Lega. Renzo Bossi è in vacanza in Marocco e ha spiegato di non aver "visto niente, perchè personalmente non mi hanno notificato nulla". Quindi nemmeno una parola sull'ipotesi di aver ricevuto una "paghettA" costante: "Ho sempre detto di non aver preso nemmeno un euro", ha tagliato corto.

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LE DICHIARAZIONI A CALDO DI MARONI:
"Confidiamo nell'azione della magistratura - ha osservato il futuro capo dei padani - purchè si svolga in tempi rapidi, accerti le responsabilità" [...] "Nel caso di Bossi, non parlo degli altri - ha aggiunto - mi pare di poter dire che ha una responsabilità che deriva da un atto formale, da una firma messa sotto un documento". Nel caso del senatur, l'ex ministro dell'Interno è ultracerto della sua buona fede. "Parlo per Bossi perche lo conosco da oltre trent'anni - ha concluso - Per gli altri accerterà la magistratura" [...] "I coinvolti - ha concluso - hanno già subito le conseguenze che nessun altro in nessun altro partito ha subito".

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