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Unicredit, le dimissioni di Profumo costano 40 milioni di euro

E' arrivata nella serata di ieri la conclusione della telenovela che sta interessando l'Unicredit in queste ore. Si è conclusa con un giallo. Infatti, secondo un comunicato l'ex manager avrebbe dato le dimissioni, mentre secondo fonti vicine all'uomo, il Cda l'ha sfiduciato.

Si legge: 'Alessandro Profumo ha annunciato le dimissioni dalla carica di amministratore delegato, attraverso una lettera consegnata ai consiglieri prima della riunione del Cda, convocata d'urgenza per via dei contrasti fra il manager e alcuni azionisti'.

Sembra che Profumo abbia ceduto al volere del Cda firmando la lettera di dimissioni, con una buonuscita di 40 milioni di euro. L'ex amministratore delegato era andato in riunione per lottare e invece ha dovuto cedere, dopo una lunga discussione.

All'origine di questa decisione c'è l'avanzata libica all'interno del capitale della banca, che ha scatenato una polemica politica con il sindaco di Verona, Flavio Tosi, che a Radio24, ha affermato: 'Bisognava fermare i libici al 5%. Mi occupo di politica e non faccio il banchiere ma far entrare dei soci come Gheddafi ed i libici vuol dire far entrare dei soci che potrebbero non fare gli interessi di Verona e del Veneto'.

Profumo, invece, è convinto che questa sia solo una scusa: 'La verità è che sono un personaggio scomodo, non faccio parte del sistema, ho rifiutato la Telecom quando al governo c'era il centrosinistra, ho sbattuto la porta dal Cda Rcs'.

Dalla Libia è intervenuto il finanziere Tarak Ben Ammar, che a Libero, ha affermato: 'L'Italia non vuole i capitali arabi? Benissimo, allora fate una legge per proibirli e definite poi quali capitali sono amichevoli. Me se questa è la logica allora facciamo pure in modo che il petrolio arabo non venga in Italia, ma sarebbe un controsenso impedire ai soldi italiani spesi per acquistare il petrolio di tornare in Italia. E' facile sparare su Gheddafi, come lo è sparare sulle uscite folkloristiche della Lega'.

 (foto © LaPresse)

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