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USA: la Santa Sede tra i paesi a rischio riciclaggio

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Dove andranno a finire tutte le offerte lasciate ogni giorno dalle migliaia di fedeli riuniti a San Pietro? Potrebbe essere questa la domanda postasi dagli Stati Uniti d'America che, per la prima volta, hanno inserito la Santa Sede nell'elenco ufficiale degli stati a rischio riciclaggio.

Quale sia il motivo della decisione USA non è ancora chiaro, evidentemente il flusso di denaro che circola tra San Pietro e il resto del Mondo risulta notevole. In ogni caso la Santa Sede (che è cosa diversa dalla Città del Vaticano, su cui ha sovranità assoluta ma che coincide territorialmente e simbolicamente non con i 0,44 km² di Vatican City, bensì con la Cattedra papale, anche detta Soglio Pontificio) è ufficialmente nell'elenco delle "Giurisdizioni preoccupanti" all'interno del International Narcotics Control Strategy Report 2012 (qui il testo completo: parte 1 e parte 2).

La dimora di Ratzinger è in buona compagnia: insieme alla Santa Sede spiccano come "jurisdiction of concern" Albania, Repubblica Ceca, Egitto, Corea del Sud, Malaysia, Vietnam e Yemen. Tutti paesi che (di norma) non hanno troppo da spartire, almeno quanto a tradizione cattolica, col Vaticano.

Papa Benedetto XVI aveva istituito, poco più di un anno fa, l’Autorità per l’informazione finanziaria (legge 127 dello Stato della Città del Vaticano), finalizzata propio all'allineamento della legislazione lateranenze con le norme antiriciclaggio internazionali.

L'articolo 39 della suddetta regolamentazione cita: "Ogni persona fisica che entra o esce dallo Stato trasportando denaro contante di importo pari a quello stabilito dalla disciplina vigente nell’ordinamento europeo deve dichiarare tale somma in forma scritta all’autorità di informazione finanziaria". Evidentemente gli USA necessitano di garanzie maggiori.

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