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Valter Lavitola, lettera a Berlusconi: "E' in debito con me"

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"Io davvero non sono in debito con nessuno e voglio continuare a essere in credito, anche con Lei". Ecco come Valter Lavitola si rivolge a Silvio Berlusconi, ai tempi Presidente del Consiglio, in una lettera trovata dai pm Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli nel computer di Carmelo Pintabona, indagato perché probabile intermediario tra l'ex direttore del l'Avanti! e il Cavaliere.

Valter Lavitola e Silvio Berlusconi: tutta la vicenda

20 pagine scritte in italiano incerto, ma organizzate rigorosamente per punti del tipo: "Lei mi ha promesso", "Mi ha concesso", "Ho ottenuto anche da Lei" e altri dello stesso tenore che non lasciano dubbi sui rapporti tra i due, dettagliati da Lavitola con dovizia di particolari.

Il faccendiere scrive "con franchezza" e affermando di comportarsi con Berlusconi come "con i più umili", recrimina: "Leggere che lei mi accomuna a un mafioso (...) mi ha fatto molto male", dicendo: "Non so se le sue prese di distanza sono reali o frutto di un misto di istinto di conservazione, vigliaccheria e cattivi consigli, o, come spero, di un giusto e normale gioco delle parti".

Sì, perché Lavitola vanta un grosso credito di riconoscenza nei confronti del Cavaliere: "Lei era in debito per avere io 'comprato' De Gregorio, tenuto fuori dalla votazione cruciale Pallaro, fatto pervenire a Mastella le notizie della procura di Santa Maria Capua Vetere, da dove erano arrivate le pressioni per il vergognoso arresto della moglie, e assieme a Ferruccio Saro e al povero Comincioli, lavorato Dini. Ciò dopo essere stato io a convincerLa a tentare di comprare i Senatori necessari a far cadere Prodi".

Parole pesanti come macigni, alle quali si aggiungono quelle sull'affaire sulla casa di Montecarlo finita nella disponibilità del cognato del presidente della Camera, Gianfranco Fini, al quale Berlusconi partecipò con: "400/500.000 euro (non ricordo) di rimborso spese per la 'Casa di Montecarlo'", mentre Lavitola dice di avercene "messi almeno altri 100.000. Martinelli ha contribuito con 150.000, oltre che con il volo privato da Panama a Roma (circa 300.000 euro), quando Le portai i documenti originali di Santa Lucia (circa 300.000 euro). Certo non potevo rischiare a Roma che me li trovassero (li portarono fuori i piloti)".

E' arrabbiato Lavitola, e anche se cerca di mantenere un tono 'superiore', di fare la parte di quello che non chiede, in realtà batte cassa, eccome, ricordando a Berlusconi che gli aveva promesso di "entrare al Governo", di "mandarmi nel Parlamento Europeo", di "entrare nel Cda della Rai", oltre che di "collocare la Ioannuci nel cda dell'Eni" e di "nominare Pozzessere almeno direttore generale di Finmeccanica", ottenendo solo "la Ioannucci nel Cda delle Poste, il commissario delle dighe".

E allora ecco che l'ex direttore de l'Avanti chiede 'bonus' (lavoro con tanto dell'indicazione dello stipendio) per la moglie giornalista, la sorella laureata in psicopedagogia, l'ex autista, due ragionieri, un giornalista: "Gente che vale e che punta ad un contratto di categoria".

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Richieste, indicazioni per ottemperarle, ricostruzioni di favori e una rete di presunte corruzioni che se vere rischiano di inguaiare - e non poco - Silvio Berlusconi. Ma questa, almeno per ora, è solo la campana di Lavitola. Spetta ai pm stabilire se e quanto credibile.

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