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Veltroni: campi di concentramento di Pol Pot non diversi da Auschwitz

Il novello leader del partito democratico, Walter Veltroni, coglie l'occasione della presentazione del nuovo libro di Cristina Comencini, "L'illusione del bene", per ribadire la sua presa di distanza critica dal comunismo e dalla sua storia. "Ho visto le foto dei campi di concentramento di Pol Pot. Erano delle foto agghiaccianti - ha dichiarato - non diverse da quelle che tra 10 giorni troverò andando ad Auschwitz (in occasione del viaggio organizzato con gli studenti romani n.d.r) Sono diversi i colori delle bandiere, sono diverse le motivazioni, ma le vite degli esseri umani sono le stesse".

Veltroni si è quindi abbandonato ad una riflessione più ampia sul comunismo e sul suo rapporto con la storia e con i tentativi di rimozione collettiva dei suoi aspetti più tragici e oscuri, spesso fatti con il retropensiero che comunque erano azioni fatte in nome di un bene superiore: "quel che bisogna dichiarare per essere creduti rispetto a ciò che è stata la storia del comunismo - ha detto - si trova nella vita concreta di milioni di persone. La vita non merita di essere archiviata sotto diverse specie in ragione delle motivazioni che hanno spinto a fare l'una o l'altra cosa, perché il significato di entrambe è lo stesso e cioè la riduzione della libertà, la soppressione della possibilità di vivere la propria vita manifestando le proprie idee e avendo la propria religione"

Secondo Veltroni insomma il fine non giustifica assolutamente i mezzi, soprattutto quando al di là delle astrazioni della Storia (con la S maiuscola) si "scende" al livello della vita concreta delle persone. Proprio in nome delle sofferenze patite da milioni di persone, "nessuno di noi ha il diritto di attribuire al tempo la possibilità di rimuovere le tracce morali di ciò che è stato, anche i vertici impensabili del male che hanno finito per macchiare il mondo intero"

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