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Veltroni: "Ecco i 12 punti per voltar pagina"

Fiera di Roma, un discorso di un'ora e mezza di fronte ai 2.800 delegati dell'Assemblea costituente per illustrare il programma del Partito Democratico. Sono 12 i punti elencati da Walter Veltroni.

Antonio Sofi di Spindoc ha analizzato le oltre 70.000 parole pronunciate da Veltroni estrapolando le 100 più usate. Ecco le sue considerazioni comparando il discorso alla Fiera con quello fatto a Torino nel giugno 2007:
- C’è meno “partito democratico” (nel complesso dei due termini: 98 occorrenze prima, 41 oggi) - C’è più “Italia” (nelle sue varie accezioni): da 45 a quasi 100.
- “Noi” passa da 20 occorrenze a 40 occorrenze
- Stessa propensione alla “noità” di “abbiamo” che passa da 11 a 26.
- “Governo” da 23 a 13
- “Lavoro + lavoratori” da 19 a 27: sarà la issue n° 1 di campagna?
- “Donne” da 5 a 18
- Se nel precedente discorso aveva accuratamente evitato di citarlo, questa volta “Berlusconi” c’è: 1 occorrenza en passant.
- Altri politici: Prodi (3), Napolitano (2), D’Alema, Parisi, Rutelli, Marini, Finocchiaro (1), Mastella e Obama (0)

Clicca qui per leggere su Spindoc la "tag cloud" delle 100 parole più usate

Ecco ora i 12 punti del programma del Partito Democratico, con le parole di Veltroni (qui il testo integrale).

Primo: modernizzare l’Italia.
La priorità va data agli impianti per produrre energia pulita, ai rigassificatori indispensabili per liberalizzare e diversificare l'approvvigionamento di metano, ai termovalorizzatori e agli altri impianti per il trattamento dei rifiuti, alla manutenzione ordinaria e straordinaria della rete idrica. L’Alta Velocità è il più grande investimento infrastrutturale in corso nel nostro Paese: va completato e utilizzato appieno.

Secondo: crescita del Mezzogiorno, crescita dell’Italia.
La priorità in materia è quella di portare entro il 2013 la rete delle infrastrutture, a cominciare dal sistema dei trasporti su un livello quantitativo e qualitativo confrontabile con l’Europa sviluppata.

Terzo: controllo della spesa pubblica.
Cominceremo da subito abolendo le Province nei grandi Comuni metropolitani, ai quali andranno dati poteri reali in settori importanti come la mobilità. Utilizzeremo in modo produttivo il grande patrimonio demaniale, con l’accordo di Stato e Comuni, in modo da abbattere contestualmente di qualche punto il debito pubblico, che potrà così scendere più rapidamente al di sotto della soglia del 100 per cento sul PIL. Libereremo così risorse per almeno un punto di PIL all’anno.

Quarto: Pagare meno, pagare tutti.
Oggi è possibile ridurre davvero le tasse ai contribuenti leali, che sono tanti, lavoratori dipendenti e autonomi, e che pagano davvero troppo. Il risanamento della finanza pubblica realizzato negli ultimi due anni, combinato con questo credibile e concreto programma di riduzione e riqualificazione della spesa e con la prosecuzione della lotta all’evasione, permette per il futuro, anche per quello immediato, di programmare una riduzione del carico fiscale. Un obiettivo che si traduce, subito, in un incremento della detrazione IRPEF a favore dei lavoratori dipendenti. E dunque in un aumento di salari e stipendi.

Quinto: investire sul lavoro delle donne.
Più donne occupate significa infatti più crescita, più nascite (come dimostra l’esperienza degli altri paesi europei), famiglie più sicure economicamente e più dinamiche e meno minori in povertà.

Sesto: aumentare il numero di case in affitto.
Tra le misure che proporremo per aumentare l’offerta di case in affitto, un grande progetto di social housing realizzato da fondi immobiliari di tipo etico a controllo pubblico.

Settimo: incremento demografico.
Istituzione della Dote fiscale per il figlio, proposta dalla Conferenza governativa di Firenze sulla famiglia. La Dote sostituisce gli attuali Assegni per il nucleo familiare e le detrazioni Irpef per figli a carico, assicura trattamenti significativamente superiori a quelli attuali, si rivolge anche ai lavoratori autonomi.

Ottavo: Scuola, Università e Ricerca.
Abbiamo bisogno di “campus” scolastici e universitari. Abbiamo bisogno che per i ragazzi i luoghi di formazione non siano come una fabbrica o un ufficio, ma dei centri di vita e di formazione permanente.

Nono: lotta alla precarietà, miglior qualità del lavoro e più sicurezza, un diritto fondamentale della persona umana.
In questo senso si tratta di difendere e promuovere standard minimi di civiltà. Ma anche di far avanzare un’idea alta della competizione e della produttività. Troppi giovani sono ora “intrappolati” troppo a lungo, spesso per anni, in rapporti di lavoro precari. Noi contrasteremo questa situazione, facendo costare di più i lavori atipici e favorendo un percorso graduale verso il lavoro stabile e garantito.

Decimo: garantire la Sicurezza.
Trasferiremo ai comuni funzioni amministrative e vareremo un piano di mobilità interna alla Pubblica Amministrazione di personale civile oggi sottoutilizzato, per impiegarlo nelle attività amministrative di supporto alle attività di polizia. La sicurezza dipende anche dalla certezza della pena.

Undicesimo: giustizia e legalità.
Proporremo anche di introdurre nel nostro ordinamento il principio della non candidabilità al Parlamento dei cittadini condannati per reati gravissimi come quelli connessi alla mafia e alla camorra, alle varie forme di criminalità organizzata, o per corruzione o concussione. Il nostro undicesimo grande obiettivo programmatico comprende anche il motivo principale dell’emergenza giustizia: i tempi del processo, sia penale che civile.

Dodicesimo: banda larga in tutti Italia e TV di qualità.
L’effettiva possibilità di accesso alla rete a banda larga deve diventare un diritto riconosciuto a tutti i cittadini e a tutte le imprese, su tutto il territorio nazionale, esattamente come avviene per il servizio idrico o per l’energia elettrica. Noi realizzeremo, a partire dalle grandi città, reti senza fili a banda larga per creare un ambiente disponibile alla gestione di nuovi servizi collettivi. Nuove regole per il governo della RAI. La nostra idea è quella di una Fondazione titolare delle azioni, che nomina un amministratore unico del servizio pubblico responsabile della gestione.

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