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Veltroni propone un ministro per il Nord-Est

Un ministro del Nord-Est. Lo ha annunciato ieri Walter Veltroni al Tg1 parlando della squadra di governo in caso di vittoria del Pd: "Questa parte non deve sentire una sensazione di distacco". "Da più di 10 anni, questa parte del paese - ha aggiunto - non ha una sua persona che partecipi al governo dell'Italia e io penso che sia una donna o un uomo, sia un imprenditore, un politico o un amministratore, questa parte del paese deve essere tra i ministri nel governo del paese stesso, deve avere un suo ministro all'interno della compagine".

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Sempre ieri, durante il suo tour elettorale in Veneto, ha ribadito: "Se vinciamo, ci sarà un ministro che viene da questa terra motore d'Italia", ha promesso il leader del Pd che tempo fa assicurò di voler annunciare metà della squadra di governo prima del 13 aprile e sembra avere già le idee chiare su come agire. Veltroni ha poi lasciato il Veneto lanciando anche un altro messaggio proprio da Verona, città del sindaco "sceriffo", il leghista Flavio Tosi: "La sicurezza non è nè di destra nè di sinistra, ma un diritto fondamentale di tutti".

Ha poi commentato le prime indiscrezioni della stampa ha sui ministri del Pdl in caso di vittoria. "Mi sembra di leggere i giornali di 12 anni fa" , ironizza l'ex sindaco di Roma che non perde occasione per rimarcare la distanza tra il "già visto" Pdl e la novità Pd. Novità da dare, secondo Veltroni, non solo con esperienze nuove e più donne, ma anche chiamando alla guida di un ministero "un politico o un imprenditore o un amministratore del Nordest".

La lista dei ministri, a quanto pare, non è ancora pronta, ma sembra probabile che il candidato premier del Pd non rinuncerà a portare al governo personalità come Umberto Veronesi, mentre sul ministro del Nordest non è scontato che sia l'ex presidente di Federmeccanica Massimo Calearo, che ieri ha scortato il leader del Pd nel test con gli imprenditori vicentini.

Il giorno dell'addio al Nordest, che Veltroni ringrazia "per il calore e la valanga di persone a manifestazioni in ogni orario", è anche la giornata del programma sicurezza, un pacchetto di misure già trasformato in disegni di legge e da approvare "nei primi cento giorni di governo". I paladini di questa missione del Pd che, come spiega il viceministro dell'Interno Marco Minniti, ha capito che è un errore lasciare alla destra il tema della sicurezza, sono i prefetti Achille Serra e Luigi De Sena, ma anche i sindaci Sergio Cofferati, Sergio Chiamparino, Flavio Zanonato, tutti in prima fila all'Auditorium Gran Guardia. Persone impegnate contro il crimine ma non "sceriffi". Perchè il Pd "non vuole solleticare le paure della gente" a fini elettorali ma, come dice Veltroni, "tra chi subisce violenza e chi la compie non ha dubbi: sta con chi la subisce". "Non c'è mai giustificazione sociale alla violenza - dice l'ex sindaco di Roma polemizzando con la sinistra radicale - chi sbaglia deve pagare, deve pagare. Questa è la garanzia per la sicurezza degli altri".

Veltroni ha poi ipotizzato l'utilizzo di nuove tecnologie per difendersi: "Ci sono apparecchi microscopici, grandi come portachiavi, che attraverso il wi-fi consentono di mettere in fuga l'aggressore e avvertire le forze dell'ordine".

Non produce risultati, ha concluso Veltroni, "l'ideologia di una certa destra che propone sanzioni truculente". Più poliziotti per strada, uso delle tecnologie per proteggere tabaccai e benzinai, certezza della pena, sono alcune ricette della "mano dura" del leader PD contro chi commette reati. Rigore da coniugare con "politiche che riducano le disuguaglianze" e un atteggiamento di "braccia aperte" solo con gli immigrati che vogliono lavorare e integrarsi.

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