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Veltroni vuole far luce sul delitto Pasolini

"Sono convinto che la morte di Pasolini sia un punto chiave della vicenda italiana. È giusto, per la memoria di Pier Paolo e per quanto è stato tolto a Roma e al paese, che si faccia luce". Sono le parole del sindaco di Roma Walter Veltroni e come lui altri 700 letterati da tutto il mondo, come Andrea Camilleri, Mario Martone, Dacia Maraini e Carla Benedetti, hanno firmato per far riaprire l'inchiesta sulla morte di Pasolini.

Walter Veltroni conobbe Pasolini quando era giovanissimo, aveva solo 14 anni, era nel comitato di base del liceo Tasso di Roma e Pasolini ogni tanto partecipava ed ascoltava interessata alle loro riunioni: "eravamo un bel gruppo: con Nanbdo Adornato, che dirigeva la nostra rivista Roma giovani, c'erano Marco Magnani, Fabrizio Barca, Giorgio Mele. Pierpaolo venne con noi in piazza di Spagna a manifestare contro la garrota e la pena di morte." In quegli anni Pier Paolo comincia a frequentare i giovani della Fgci romana e nel giugno del 1975 appoggia la candidatura di Gianni Borgna alle amministrative con un appello a votare Pci: "il paese pulito nel paese sporco", pubblicato sull'Unità, dopo che la nomenklatura del partito aveva seguito con sospetto il dialogo tra i giovani e lo scrittore.

Nel novembre dello stesso anno Pasolini viene ucciso dal diciassettenne Pino Pelosi. Il tribunale dei minori stabilitì che si trattò di un "concorso con ignoti". La sentenza venne impugnata dalla magistratura ordinaria perchè si sosteneva non vi fossero "ignoti". Due anni fa, uscito dal carcere, Pelosi ritratta la sua confessione, sostenendo che ad uccidere Pasolini fosse stato un gruppo, che avrebbe minacciato di morte lui e i suoi genitori se avesse parlato. Il comune di Roma, per volontà di Veltroni e Borgna, si è costituito parte offesa, ma il caso è stato chiuso di lì a poco. Il comune ha quindi affidato una controindagine a Guido Calvi, senatore e storico avvocato del partito. Ora la controindagine è quasi conclusa e verrà depositata in procura per chiedere una nuovo vero processo.

"Le cose non sono andate come ha raccontato Pelosi. Se non altro per il fatto che ha cambiato troppe volte versione". Quali sono gli elementi per riaprire il caso? Borgna afferma che le nuove carte raccolte da Calvi combaciano con il racconto di Sergio Citti, che dichiarò come "quella sera Pasolini avesse appuntamento alla stazione Termini con i ragazzi che avevano rubato frammenti del suo ultimo film, Salò (...)è falso che Pelosi non avesse riconosciuto Pasolini. I suoi compagni raccontano di aver scherzato con lui (...) Pierpaolo non si era fidato, aveva messo la sicura alla portiera e abbassato solo un poco il finestrino, per dire che aveva un appuntamento." Pelosi dunque fu l'esca, non il carnefice, Pasolini fu massacrato prima ancora che lo schiacciassero con l'auto, il suo presunto assassino non aveva neppure una macchia sul vestito, sulla macchina c'erano tracce di sangue che non appartenevano né a Pasolini né a Pelosi.

palese che si è trattato di un delitto di gruppo e premeditato", conclude Borgna, che rimane convinto anche del possibile movente politco legato al romanzo che Pierpaolo stava scrivendo, Petrolio, in cui le sue accuse al sistema erano collegate al caso Mattei. Per l'ultima intervista rilasciata, lo stesso Pasolini suggeriva il titolo "Siamo tutti in pericolo".

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