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Vendola: nuove indagini per abuso d'ufficio e peculato

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A meno di 24 ore dalla notizia delle indagini dei PM a carico di Nichi Vendola per aver favorito la nomina di un primario a Bari, sul Governatore della Puglia arriva una nuova tegola giudiziaria: abuso d'ufficio, peculato e falso, in merito a una transazione da 45 milioni di euro (poi non effettuata) tra la Regione Puglia e l'ospedale ecclesiastico Miulli.

Gii stessi reati vengono contestati anche a monsignor Mario Paciello, agli ex assessori alla sanità Alberto Tedesco e Tommaso Fiore e a don Mimmo Laddaga, direttore del Miulli di Acquaviva.

Vendola, ancora scosso dalle accuse di ieri, ha replicato: "Faccio fatica a difendermi non sapendo di cosa sono accusato e questo è un problema non tanto per il cittadino Vendola, sicuro di poter guardare negli occhi chiunque, ma come Presidente di Regione".

Poi, quasi ironizzando: "Sono un buon boccone da divorare, sono un buon bersaglio ma io non sono abituato a indicare complotti. Le mie vicende mai sono state legate a questioni di denaro, a 'processioni di malandrini'. Per questo vorrei poter esercitare non solo come cittadino ma come rappresentante delle istituzioni il mio diritto alla difesa".

Infine la sorpresa: "Scopro che sono indagato da 6 mesi. Ma non nella condizione di potermi difendere sull'ultimo schizzo di fango" [...] "Le inchieste di cui parliamo da tre anni e mezzo sono sempre le stesse. Hanno semplicemente il dono di una enfasi mediatica molto rilevante perche la Puglia e governata da me. Ma sono sempre le stesse. Faccio fatica a poter prendere la parola perchè ieri ho ricevuto una carta dove c'erano numeri del codice penale in cui si parla di peculato, ma non si capisce quali siano le accuse".

Tutti adesso si chiedono: si dimetterà?

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