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Vendola su alleanza Bersani-Monti: "Romperemo"

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Tanto Pierluigi Bersani e Nichi Vendola mostrano unità d'intenti contro il 'nemico', Silvio Berlusconi, quanto sembrano sempre più in difficoltà a trovare una linea comune nella gestione positiva e propositiva delle alleanze e del da farsi in caso di vittoria alle elezioni del 24 e 25 febbraio. Il fronte della sinistra, infatti, scricchiola sotto la diplomazia a oltranza del segretario del Pd e la coerenza senza compromessi del leader di Sel.

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A dare un nuovo colpo a un'intesa che sembra ogni giorno più fragile ci ha pensato oggi Bersani, che in un'intervista a Radio Anch'Io ha ribadito l'apertura degli ultimi giorni a Mario Monti, affermando: "Sono pronto a discutere con chi si ritiene alternativo a Berlusconi e alla Lega, ho sempre detto che mi comporterò come se avessi il 49% anche se avrò il 51%". Il candidato premier del centrosinistra ha quindi dato un colpo al cerchio dicendo di essere disponibile a confrontarsi con il professore dopo il voto, "vedremo se per fare le riforme o il governo", e poi uno alla botte, aggiungendo che "alcune posizioni e la frase sul 1921 me le ricordo tutte e non mi sono piaciute, mi è sembrata un po' una frase da Berlusconi con il loden".

Ma l'equilibrismo di Bersani, si sa, non piace a Vendola e oggi le frizioni tra i due sono diventate palesi quando il segretario del Pd ha detto di parlare di eventuali alleanze con Monti anche a nome del leader di Sel, in virtù della "carta d'intenti del centrosinistra: a contrasto di posizioni populiste abbiamo un'apertura a forze europeiste e costituzionali. Poi certo la convergenza si fa alla prova dei programmi". Una dichiarazione alla quale Vendola ha prontamente e duramente risposto a margine di un convegno al Piccolo Eliseo, a Roma, affermando: "Spero che Bersani non si voglia assumere la responsabilità di rompere l'alleanza del centrosinistra. I programmi del centrosinistra e di Monti sono inconciliabili".

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Il governatore della Puglia ha quindi prospettato un ventaglio di alternative al professore, dicendo: "Ci sono tanti alleati, dalla Cgil a chi lotta contro la precarietà del lavoro, tranne uno: Monti" e spiegando (ma non si sa se è davvero così o se, piuttosto, è una speranza) che non esiste nessun accordo Bersani-Monti, se non "la possibilità e il dovere di interloquire sulla riforma dello Stato".

Il segretario del Pd non ha (ancora) replicato alle affermazioni di Vendola, ma è innegabile che la posizione del leader di Sel rende difficile ipotizzare un'intesa con la Lista Civica di Monti senza consumare uno strappo all'interno della coalizione. Strappo che potrebbe costare molto caro al centrosinistra. Nonostante infatti Bersani dica di "vedere con il binocolo" un sorpasso del centrodestra nei sondaggi, spiegando di non sentire "il fiato sul collo", è innegabile che il Pdl sta rosicchiando punti, con una forbice che oggi si attesta intorno al 6%, e che c'è un'emorragia di elettori del Pd verso Rivoluzione Civile e, soprattutto, il Movimento 5 Stelle di Grillo.

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E per questa pur lieve ma continua perdita Bersani sembra non avere rimedio. Bocciare la "proposta shock" di Berlusconi e il "condono tombale", attaccare Roberto Maroni, colpevole di aver fatto "pagare 4 miliardi per le multe delle quote latte" agli italiani e promettere che le unioni civili tra persone delle stesso sesso "si faranno" (con Monti? Ne è sicuro?) e che "la legge sulla fecondazione assistita va rivista", così come quella "sul fine vita", non basta infatti a un elettorato sempre più arrabbiato ed esigente, in cerca di risposte concrete e non di maneggi e vagheggi politici. Tanto più che il segretario del Pd potrebbe perdere anche i voti dei renziani se non prende una posizione chiara sul ruolo del primo cittadino toscano dopo il voto. "Non ha mai visto com'è l'ufficio del sindaco di Firenze, ma è nel cuore del rinascimento italiano. Altro che ministro", ha detto a un'ascoltatrice che gli chiedeva lumi: ma le battute per evitare risposte dirette e impegni hanno fatto il loro tempo.

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