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Veronica Lario risponde a Veltroni

Ricordate la "proposta indecente" del Sindaco di Roma a Veronica Lario della scorsa settimana?

Bene, la signora Berlusconi ha deciso finalmente di replicare in un'intervista di Maria Latella su Corriere.it:

Che effetto le ha fatto la proposta di Veltroni?
"Mi sento un po' come un embrione da adottare. Battuta a parte, apprezzo la cortesia. Fa piacere che abbia formulato questa idea in ragione delle cose che ho detto nel libro "Tendenza Veronica" o in qualche intervista o scritto in un paio d'occasioni".

A questo punto che cosa gli risponde?
"Non vorrei parlare di me, ma dell'apertura che si coglie nelle parole di Veltroni. Citare il cognome che porto significa anche superare quindici anni di conflitti, cercare di costruire una strada diversa rispetto alla demonizzazione dell' avversario.Noi viviamo da anni in un clima di "muro contro muro" e sarebbe ora che questo stato d'animo finisse.È dimostrato che non ha fatto bene a nessuno, soprattutto non ha fatto bene a questo Paese. Veltroni porta con sé passione politica e il fascino di un'idea che apre al dialogo. Mi sembra di capire che la sfida sia ricreare un'unità intorno allo Stato, avvicinarele culture e le forze riformiste di destra e di sinistra, politiche e civili"..

Andrebbe a votare il 14 ottobre?
"No. Come moglie del leader dell'opposizione ho un ruolo e lo rispetto. Ci sono confini che non possono essere superati".

Che reazioni le suscita l'antipolitica di Beppe Grillo?
"Personalmente, preferisco un linguaggio che oltre a farsi comprendere, possa farsi anche apprezzare. Questa, però, è solo una questione di forma. La sostanza è che Grillo interpreta ed in fondo esorcizza un sentimento diffuso nella gente: la diffidenza, l'incredulità nei confronti della politica. Rende visibile questo sentimento, con franchezza propone in un lingua ggio accessibile, concetti semplificati, finalizzati anche alla riuscita dello show. Il rischio però è di diventare un banalizzatore della complessità dei problemi, il pericolo è trasformare il dubbio e l'incertezza in una sfiducia generalizzata, qualcosa che scolli ancora di più la società dallo Stato. È quello che ogni tanto succede anche a Bossi quando dal suo palcoscenico parla di fucili da imbracciare, lotta di liberazione e uomini pronti a lanciarsi nel sacrificio".

Lei è certamente una privilegiata. Che cosa pensa dei politici che, arrivati al potere, scalpitano per piccoli e grandi privilegi?In fondo, aspirano a condividere se non la vita dei miliardari, almeno un frammento del loro stile di vita.
"Non ho un pregiudizio sul privilegio, quando si distingue tra concessioni e diritti acquisiti. Un esponente dello Stato non rappresenta solo se stesso ma anche i suoi concittadini, per cui gli sono concessi dei privilegi per svolgere al meglio questo compito. È risaputo che succede la stessa cosa nel mondo delle aziende dove esistono dei benefit per i manager perché rappresentanti dell'azienda. Oggi si polemizza molto sugli stipendi e sulle pensioni dei parlamentari. Certo chi collabora all'attività parlamentare solo per un breve periodo non dovrebbe godere di un trattamento simile a chi svolge l'attività di politico per tutta la sua vita. Ecco, percepire una pensione dopo essere rimasto in Parlamento per appena una metà della legislatura mi pare un eccesso. Ma percepire uno stipendio adeguato mi sembra doveroso per chi rappresenta lo Stato".

Dei suoi tre figli, una studia all'estero, un altro, Luigi, ha appena fatto uno stage a Londra e l'altra, Barbara, potrebbe decidere di fare un master all'estero dopo la prossima laurea in filosofia. Considerata l'attenzione che lei ha sempre avuto per l'educazione dei figli, non le sembra un peccato che l'Italia offra meno ai suoi studenti di quanto non facciano gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e ora anche la Cina?
"Ma se ho appena letto che la Bocconi ha superato Harvard! Mi è difficile dare un giudizio sulle università , le conosco per quanto leggo sui giornali o per quel che mi raccontano i miei figli. Credo che in Italia ci siano ottime università, con percorsi di studio seri, frequentate a volte anche da stranieri. Vedo piuttosto un problema tra università e mondo del lavoro . Nelle università americane è normale effettuare periodi di stage nelle aziende durante tutto il corso di studi, in estate o nei periodi di sospensione delle lezioni, da noi è un'eccezione, lo fanno quelli molto bravi o chi ha la fortuna di avere un docente che lo stimola. Attraverso lo stage un ragazzo studia e mette in pratica ciò che ha imparato, confrontandosi fin da subito con il mondo del lavoro, capisce meglio le sue propensioni ed i suoi interessi. E questo può essere anche un grande incentivo a portare a termine i propri studi".

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