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Via libera alla Camera: la Buona Scuola di Renzi diventa legge tra cori e cartelli anti-ddl

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La Camera ha approvato in via definitiva il disegno di legge sulla riforma della scuola: 277 voti a favore, 173 contro, 4 astenuti. L’Aula anche stamattina ha visto tentativi di rivolta e messaggi poco subliminali. Memore della bagarre del 25 giugno scorso quando, durante il voto di fiducia al Senato, i 5 Stelle hanno esposto sui banchi ceri da cimitero mentre tra le fila della Lega sono spuntati fuori tubetti di vaselina, il vice presidente della Camera, Roberto Giachetti, ha sospeso per pochi minuti la seduta per invitare i deputati leghisti a rimuovere i cartelli con la scritta “Giù le mani dai bambini” (nonostante, poco dopo, tra i Sel siano apparsi altri fogli con i colori della Grecia recanti: “Oxi alla buona scuola di Renzi”) ed espellere il capogruppo della Lega, Massimiliano Fedriga.

E se tra i banchi del Pd Pierluigi Bersani, Roberto Speranza e Gianni Cuperlo si sono astenuti dal voto, il M5S ha fatto sentire la propria voce con tanto di applausi finali. Tutti in piedi per leggere gli articoli 3, 33 e 34 della Costituzione dedicati proprio alla scuola e alla ricerca. E mentre il vice presidente Giachetti cercava di riportare all’ordine invitando Simona Malpezzi, esponente Pd, a prendere la parola, il coro non ha esitato a proseguire sino all’ultima riga degli articoli.

Buona Scuola, Renzi minaccia i precari: a rischio 100mila assunzioni

Poi la deputata Malpezzi ha iniziato il suo intervento: «Con la riforma della scuola che stiamo votando alla Camera realizziamo un’importante inversione di tendenza rispetto ai tagli degli ultimi anni che con il governo Berlusconi arrivarono a 75 mila cattedre e 8 miliardi di finanziamenti. Con la legge di Stabilità sono stati già raddoppiati gli stanziamenti per il Fondo per il funzionamento istituzioni scolastiche. È ancora poco ma è un cambio di direzione. Dal primo settembre saranno assunti a tempo indeterminato 100mila insegnanti e 60mila l’anno prossimo con concorso. Capiamo la polemica politica ma negare i numeri e fare cattiva informazione è molto grave. Prendiamo atto che il Movimento 5 Stelle difende il passato e lo status quo della scuola italiana, una scuola non al passo dei tempi e con edifici che cadono a pezzi, e che una parte della estrema sinistra difende un passato che ormai non c’è più”.

Secondo il piano Renzi-Giannini già da settembre 2015 la scuola cambierà volto: “Per la prima volta - ha dichiarato Mario Rusconi, vice presidente nazionale dell'Associazione nazionale dirigenti e alte professionalità della scuola - viene rimesso in piedi il concetto di responsabilità dei presidi e degli insegnanti, che saranno rivalutati”. Nonostante i cortei e le proteste da parte di sindacati, studenti e corpo docente, la Buona Scuola è rimasta con i piedi saldi a Montecitorio e si avvia a muovere i primi passi come legge.

Ma cosa cambia rispetto allo stato attuale? Il piano punta innanzitutto a dare un taglio netto al precariato con la chiusura delle graduatorie ad esaurimento e l’assunzione di 150mila docenti a settembre. Le “liste d’attesa” verranno eliminate anche grazie ai concorsi: tra il 2016 e il 2019 si entrerà di ruolo solo a mezzo concorso. Il piano assunzioni vuole garantire anche la formazione di una classe docente che, all’interno dello stesso istituto, sia in grado di coprire le supplenze. La Buona Scuola di Renzi, poi, si rinnova puntando sulla meritocrazia degli insegnanti: ogni 3 anni, due su tre avranno in busta paga 60 euro netti in più al mese (ogni scuola sarà tenuta a tenere un registro on line su cui pubblicare valutazioni e spese). Contemporaneamente, i docenti saranno tenuti ad una formazione costante. La scuola diventa digitale ed allarga i confini delle discipline: coding e pensiero computazionale, musica e sport nella primaria, digital makers e più storia dell’arte nella secondaria. Gli istituti tecnici dovranno garantire, durante il triennio, l’alternanza scuola-lavoro per almeno 200 ore all’anno e potenziare le esperienze di apprendistato sperimentale. Infine, la scuola dovrà essere una scuola per tutti: in questa direzione dovrà coinvolgere cittadini ed imprese e stabilizzare il Fondo per il Miglioramento dell’Offerta Formativa, renderne trasparente l’uso e legarlo agli obiettivi di ottimizzazione della scuola.

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