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Welby: 'Mi rimane la disobbedienza civile'

Torna a parlare Piergiorgio Welby, il co-presidente dell'associazione Luca Coscioni, malato terminale di distrofia bilaterale amiotrofica, che mesi fa aveva sollevato la polemica scrivendo una lettera al Presidente Napolitano, chiedendogli il permesso di farsi staccare la spina della macchina che lo tiene in vita.

Si è rivolto nuovamente al Napolitano, e anche a Bertinotti e Marini, scrivendo una lettera in cui parla di "disobbedienza civile" come soluzione ultima alla sua situazione.
Caro Presidente nonostante la mia pubblica richiesta di essere sedato per staccare il respiratore, nessuno vuole prendersi questa responsabilitá. Quindi l'unica via percorribile resta quella della disobbedienza civile che, insieme a Marco Pannella e ai compagni radicali, non potremmo e non potremo far altro che mettere in pratica un giorno da decidere.

In effetti il primo video-messaggio di Welby, aveva fatto partire il dibattito nell'ambito politico, ma anche nell'opinione pubblica. Poi, come accaduto per altre questioni, Piergiorgio Welby è stato accantonato in favore di argomentazioni diverse.

Per ora solo Chiara Moroni, vice presidente del gruppo di Forza Italia alla Camera, ha risposto all'appello, dicendo: A Piergiorgio Welby chiedo di non procedere con gesti estremi. Ha avuto la capacità di aprire nel nostro Paese una discussione importante ed è su quella strada che bisogna rimanere.
La lotta di Welby arriva oggi anche in libreria con il libro "Lasciatemi morire". Un modo, oltre che per raccontarsi, anche per sensibilizzare la gente sul controverso tema dell'eutanasia.

L'associazione Luca Coscioni ha organizzato per il 18 e 19 novembre la raccolta di firme per la petizione rivolta al Parlamento "perché affronti la discussione sulle proposte di legge in materia di decisioni di fine vita e dia l'avvio ad una indagine conoscitiva sul fenomeno dell'eutanasia clandestina".

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