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Why Not, De Magistris non si dimette da sindaco di Napoli e attacca: "Stato corrotto, resisterò"

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Non ci sta a farsi da parte dopo una sentenza vista come “violazione di legge” Luigi De Magistris, condannato a 1 anno e 3 mesi nel processo Why Not per abuso d’ufficio ai danni di alcuni indagati, nell’inchiesta condotta a Catanzaro ai tempi in cui l’attuale sindaco di Napoli era pm nel comune capoluogo della Calabria.

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“Devono andarsene e vergognarsi quei giudici attacca il primo cittadino partenopeo dal suo scranno dell’assemblea comunale, riferendosi ai magistrati che gli contestato i reati in questione, determinando una pena che adesso rischia di pesare come un macigno sulla carriera dell’ex pubblico ministero “anti-Casta”, al quale adesso da gran parte del mondo politico chiede dimissioni dalla poltrona di amministratore locale e scuse formali.

De Magistris disseppellisce l’ascia di guerra a distanza di sei anni dal clamoroso conflitto tra procure (Catanzaro e Salerno) e dall’abbandono della toga seguente allo “scippo” delle indagini sull’intreccio di affari nascosto nel sottobosco della vita istituzionale calabrese al centro della vicenda giudiziaria nota al pubblico come Why Not.

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Nonostante la mal digerita sconfitta in tribunale e l’assedio in corso nei suoi confronti, il sindaco “arancione” di Napoli giura di sentirsi ancora fiducioso pur essendo consapevole di dover lottare contro uno Stato profondamente corrotto” e nemici dotati di “artiglieria pesante molto pericolosa”.

A lasciare anzitempo il mandato di primo cittadino della sua città Luigi De Magistris al momento non ci pensa nemmeno, anche se il pressing bipartisan (quasi unanime) diretto al 47enne amministratore campano aumenta di ora in ora trovando sponda nella maggioranza della stampa locale e nazionale.

La legislatura formalmente scadrà nella primavera 2016 e soltanto allora, assicura il diretto interessato con tanto di promessa solenne di fronte a consiglieri e giornalisti, Napoli tornerà a votare per nuove elezioni comunali: Resisteremo, anche se non abbiamo armi” e ancora “la nostra esperienza va ben oltre e noi la porteremo fino in fondo”.

L’eventualità che prima ancora di eventuali dimissioni venga applicata la legge Severino (espressamente invocata nelle ore scorse dal presidente del Senato Pietro Grasso) con la sospensione automatica da ogni incarico pubblico per 18 mesi, rischia di far vanificare in un colpo solo queste parole.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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