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Zoia Veronesi, la segretaria di Bersani indagata per truffa

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Tegola (tegolina) per il segretario del Pd Pierluigi Bersani impegnato nella campagna elettorale per le primarie: la sua segretario storica, Zoia Veronesi, è stata infatti indagata per truffa aggravata ai danni della Regione Emilia Romagna nell'ambito di un'inchiesta a suo carico aperta nel 2010 dal pm Giuseppe Di Giorgio.

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A dare il via alle indagini un esposto dell'onorevole di Fli Enzo Raisi, che due anni fa ha presentato 5 segnalazioni alla magistratura (tra cui anche quella di Veronesi) per denunciare una serie di irregolarità. Nel caso specifico della segretaria di Bersani, secondo Raisi nel 2008 fu creato ad hoc per la signora un incarico fittizio per permetterle di restare a Roma in qualità di assistente di Bersani dopo la caduta del governo Prodi (il 7 maggio), all'interno del quale il leader del Pd rivestiva il ruolo di ministro dello Sviluppo Economico.

Dal 27 maggio 2008 a gennaio 2010 Zoia Veronesi ha ufficialmente lavorato a Roma, per conto della Regione Emilia Romagna, con un incarico dirigenziale di "raccordo con le istituzioni centrali e con il Parlamento", ma dall'indagine del pm Di Giorgio sarebbe invece emerso che di quel ruolo, in quel periodo, non esistono tracce. Dunque, ecco perché l'accusa di truffa: la signora avrebbe percepito per un anno e mezzo stipendio e indennità dalla Regione senza in realtà avere mai lavorato per essa.

"E' solo una coincidenza il fatto che la Regione abbia istituito una nuova posizione dirigenziale nel maggio 2008, cioè subito dopo la formazione e il cambio del nuovo governo nazionale per permettere alla signora Veronesi di rimanere a Roma, anche dopo il venire meno dell'incarico al Ministero?", scriveva all'epoca Raisi e i fatti oggi sembrano dargli ragione, ma lui si schermisce: "Io sono un garantista nato: finché non interviene una sentenza di condanna, sono tutti innocenti. Ma sono confortato dal fatto che avevo visto bene e ho fatto fino in fondo il mio dovere istituzionale".

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Da parte sua, già all'epoca dei fatti la signora Veronesi aveva detto: "Lavoro 36 ore e nel tempo libero e nei week-end faccio ciò che mi aggrada" e dunque si presume che manterrà la stessa versione nell'interrogatorio al quale è stata chiamata in procura, come sembrano confermare anche le parole del suo avvocato, Paolo Trombetti: "Non avremo problemi a dimostrare che in realtà Zoia Veronesi è stata funzionaria al 100 per cento della Regione anche in quel periodo e porteremo tutte le prove al magistrato".

Tranquillità condivisa anche da Bersani, che a Largo del Nazareno dicono avere accolto con "assoluta serenità" la notizia dell'informazione di garanzia a Veronesi. Del resto, "Raisi tira fuori questa storia a ogni elezione", commentano i vertici del partito. Sarà, comunque per scrivere la parola fine bisognerà aspettare il parere del pubblico ministero.

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